Le persone di questo tempo, e soprattutto chi vive nelle grandi città, sperimentano una condizione acustica ambientale molto diversa da quella che si presentava oltre un secolo fa. Possiamo indicare come demarcatore temporale approssimativo la nascita della “rivoluzione industriale”.
Dall’avvento
delle macchine, nelle fabbriche e nelle strade (automobili), degli
elettrodomestici nelle nostre case, il nostro ambiente acustico è cambiato
notevolmente.
L’orecchio
umano è un organo sempre attivo. Contrariamente alla vista quindi, gli eventi
percettibili (in questo caso i suoni o i rumori) entrano in noi nostro
malgrado.
Lo studioso
Murray Schafer ha definito “paesaggio
sonoro” un qualsiasi campo di studio acustico; ed esso è costituito da eventi
uditi, e non visti.
Un paesaggio
sonoro della natura, o rurale, è stato definito sempre da Schafer come “hi-fi”
(high fidelity). In questo tipo di
“campo di studio”, i rumori ambientali sono così bassi che è possibile
percepire con chiarezza i singoli suoni con discrezione. C’è un primo piano e c’è uno sfondo
(“figura/sfondo”); c’è quindi una “prospettiva sonora”.
Di
contro, un ambiente urbano è “lo-fi”
(low-fidelity), nel quale c’è interferenza fra ogni suono, non c’è più una
prospettiva, ma solo una presenza (e spesso molesta). I singoli suoni vengono “mascherati”
da altri o da rumori. Ricordiamo come i
“rumori” siano emissioni sonore aventi forma d’onda non periodiche.